
- La corretta classificazione all’origine: il primo passo del produttore
- L’intermediario autorizzato: il garante della conformità e dell’efficienza
- Il percorso del rottame: un processo tecnico-operativo di alta precisione
- Il quadro normativo di riferimento: muoversi in sicurezza
- Conclusione: la gestione dei rottami a Dorno e Pavia, da obbligo a vantaggio competitivo
Novembre 13, 2025
L’economia circolare dell’acciaio: un’opportunità per le imprese del pavese
L’economia circolare ha smesso di essere un concetto astratto per diventare un pilastro portante del sistema industriale moderno, un ambito in cui l’Italia rappresenta un’eccellenza a livello europeo. Nel settore siderurgico, questo approccio virtuoso raggiunge la sua massima espressione: oltre l’85% dell’acciaio prodotto nel nostro Paese non nasce da materie prime estratte in miniera, ma dal recupero di rottami ferrosi. Questo dato, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 44%, testimonia l’importanza cruciale di una filiera di raccolta e riciclo efficiente e professionale. La gestione dei rottami non è, quindi, solo un obbligo legale, ma un’azione di responsabilità aziendale con un impatto misurabile e significativo.
I benefici ambientali di questo modello sono enormi e quantificabili. Ogni tonnellata di rottame che viene fusa in acciaieria permette di evitare l’emissione in atmosfera di circa 1,4 tonnellate di CO2. A questo si aggiunge un risparmio energetico superiore al 70% rispetto alla produzione da minerale vergine. In questo scenario, gli scarti generati quotidianamente dalle attività industriali e artigianali cessano di essere un problema per trasformarsi in una risorsa di alto valore. Per le aziende di Dorno e della provincia di Pavia, partecipare attivamente a questa filiera virtuosa significa trasformare un costo operativo in un’azione di valore strategico, contribuendo a un modello industriale sostenibile e riducendo l’impronta di carbonio della propria catena produttiva. Una gestione corretta dei propri rottami diventa così un asset reputazionale, un impegno concreto verso la sostenibilità che può essere comunicato a clienti e stakeholder.
La corretta classificazione all’origine: il primo passo del produttore
Il percorso virtuoso di un rottame ferroso inizia con un adempimento fondamentale che ricade direttamente sull’azienda che lo genera. I rottami ferrosi, derivanti da cicli di lavorazione, demolizioni o dismissioni, sono classificati dalla normativa come “rifiuti speciali”, una categoria ben distinta dai rifiuti urbani che segue un regime di gestione più complesso e rigoroso. La legge, in particolare il Decreto Legislativo 152/2006, attribuisce in modo inequivocabile al produttore del rifiuto la responsabilità della sua corretta classificazione. Questo non è un dettaglio burocratico, ma il cardine su cui si regge la legalità dell’intera filiera.
Lo strumento per adempiere a questo obbligo è il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), noto anche come Elenco Europeo dei Rifiuti (EER). Si tratta di un sistema di codifica armonizzato a livello europeo che assegna a ogni tipologia di rifiuto un codice univoco a sei cifre. Questo codice agisce come una “carta d’identità” del materiale, garantendone la tracciabilità e una gestione trasparente in ogni fase. La struttura del codice è gerarchica: le prime due cifre indicano il capitolo (la fonte che ha generato il rifiuto), le seconde due la sottocategoria (il processo specifico) e le ultime due la natura del rifiuto stesso.
Una distinzione cruciale all’interno del catalogo è quella tra rifiuti pericolosi e non pericolosi. I rifiuti classificati come pericolosi sono contrassegnati da un asterisco (*) alla fine del codice a sei cifre. Questa marcatura implica l’adozione di procedure di stoccaggio, trasporto e trattamento molto più severe. Ad esempio, un carico di profilati in acciaio pulito (codice 17 04 05) seguirà un percorso diverso e meno restrittivo rispetto a rottami metallici contaminati da sostanze pericolose (codice 17 04 09 *). Per il produttore, attribuire il codice corretto è il primo e più importante passo per assicurare una gestione responsabile e conforme alla legge.
| Codice CER | Descrizione Ufficiale | Fonte Tipica / Esempio Pratico |
| 12 01 01 | Limatura e trucioli di materiali ferrosi | Scarti da lavorazioni meccaniche (tornitura, fresatura) in officine. |
| 17 04 05 | Ferro e acciaio | Travi, profilati, tondini da cantieri edili e demolizioni. |
| 19 12 02 | Metalli ferrosi prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti | Rottame ferroso separato da altri materiali in impianti di selezione. |
| 16 01 17 | Metalli ferrosi da veicoli fuori uso | Componenti ferrosi separati durante l’autodemolizione. |
| 15 01 04 | Imballaggi metallici | Fusti, barattoli, lattine in acciaio. |
| 20 01 40 | Metallo | Raccolta differenziata di oggetti metallici di origine urbana/assimilata. |
L’intermediario autorizzato: il garante della conformità e dell’efficienza
Una volta che il rottame è stato correttamente classificato, entra in scena una figura professionale strategica: l’intermediario di rifiuti. La sua definizione, fornita dall’art. 183 del D.Lgs. 152/2006, è quella di un’impresa che organizza il recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, senza necessariamente acquisirne la detenzione materiale. Questo ruolo è fondamentale per navigare la complessità normativa e operativa della filiera. Per poter operare legalmente, un intermediario deve possedere un’autorizzazione imprescindibile: l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella Categoria 8.
Questa iscrizione non è una mera formalità, ma una certificazione rigorosa che attesta il possesso di requisiti stringenti di idoneità tecnica e capacità finanziaria. Essa rappresenta una garanzia per il produttore, che si affida a un’entità solida, controllata e legalmente riconosciuta. L’intermediario agisce quindi non come un semplice commerciante, ma come un vero e proprio “direttore d’orchestra della conformità”. Il suo valore non risiede nel possesso fisico del rottame, bensì nella sua capacità di gestire e validare le informazioni e le autorizzazioni lungo l’intera catena, vendendo di fatto al produttore tranquillità legale e operativa.
Le sue funzioni operative sono cruciali e sollevano il produttore da oneri complessi. L’intermediario, infatti, si assume la responsabilità di:
- Verificare l’idoneità di ogni attore della filiera: Controlla che trasportatori e impianti di destinazione siano in possesso di tutte le autorizzazioni valide e necessarie.
- Selezionare il trasportatore più adeguato: Individua un’azienda di trasporto regolarmente iscritta all’Albo (solitamente in Categoria 4 per i rifiuti speciali non pericolosi) e dotata dei mezzi idonei.
- Individuare l’impianto di destinazione: Sceglie l’impianto di recupero più adatto per trattare lo specifico codice CER del rottame, verificandone le autorizzazioni e la capacità tecnologica per massimizzare la valorizzazione del materiale.
L’intermediario si pone in una posizione di corresponsabilità legale, garantendo che ogni passaggio avvenga nel pieno rispetto delle normative. Per l’azienda produttrice, questo si traduce in un vantaggio inestimabile: poter delegare con fiducia la gestione di un’area complessa e a rischio di sanzioni, per concentrarsi sul proprio core business, certa che i suoi rifiuti siano in mani sicure e competenti.
Il percorso del rottame: un processo tecnico-operativo di alta precisione
Il viaggio del rottame ferroso, dal sito di produzione fino alla sua rinascita come materia prima, è un percorso scandito da fasi logistiche e tecnologiche precise, tracciato da una rigorosa documentazione.
La raccolta e il trasporto autorizzato
La fase operativa inizia con la raccolta del materiale direttamente presso il sito del produttore, che si tratti di un’industria, un’officina o un cantiere edile. Per la movimentazione dei rottami, spesso voluminosi e pesanti, vengono impiegati mezzi specializzati come caricatori semoventi dotati di braccio idraulico e “ragno”, che consentono di caricare il materiale in sicurezza su autocarri idonei.
Il trasporto è una fase critica, soggetta a normative severe. L’azienda che effettua il trasporto deve essere obbligatoriamente iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, tipicamente in Categoria 4 per i rifiuti speciali non pericolosi o nella Categoria 4-bis, una procedura semplificata per piccole quantità di rottami metallici.
A garantire la tracciabilità di ogni singolo carico interviene il Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR). Questo documento è il vero e proprio “passaporto” del rottame: accompagna il materiale durante tutto il trasporto e contiene informazioni essenziali come i dati del produttore, del trasportatore e del destinatario, il codice CER, la descrizione e la quantità del rifiuto. Il FIR assicura che il percorso del rottame sia trasparente e monitorabile, prevenendo qualsiasi forma di gestione illecita.
Le tecnologie di trattamento e preparazione nell’impianto di recupero
Una volta giunto all’impianto di recupero autorizzato, il rottame viene sottoposto a una serie di trattamenti tecnologici finalizzati a trasformarlo in una materia prima seconda di alta qualità, pronta per essere utilizzata dalle acciaierie. L’innovazione tecnologica in questa fase è il motore che permette di trasformare un obbligo legale in un’opportunità economica.
- Controllo e Cernita: Al suo arrivo, ogni carico viene ispezionato per verificare la conformità con quanto dichiarato nel FIR e per rimuovere eventuali materiali estranei o contaminanti. Segue una fase di cernita, manuale o meccanica, per separare i materiali ferrosi da quelli non ferrosi (come alluminio, rame) e da altre impurità (plastica, gomma, terra).
- Riduzione Volumetrica e Densificazione (Presse): I rottami leggeri e voluminosi, come lamiere o carcasse di veicoli, vengono processati tramite presse compattatrici. Queste potenti macchine idrauliche comprimono il materiale in balle ad alta densità, note come “pacchi”. Questo processo offre un duplice vantaggio: ottimizza drasticamente lo spazio di stoccaggio e riduce i costi di trasporto verso le acciaierie.
- Taglio e Preparazione (Cesoie): Per i rottami pesanti e di grandi dimensioni, come travi, binari o profilati industriali, si utilizzano le presse-cesoie. Queste macchine prima compattano il materiale in una cassa di precompressione per aumentarne la densità, poi lo tagliano in pezzi di dimensioni uniformi e predefinite tramite una potente cesoia a ghigliottina. Il prodotto finale è un rottame “pronto al forno”, ottimizzato per essere fuso.
- Frantumazione e Produzione di Proler: Il trattamento più avanzato è la frantumazione (o shredding), riservato a materiali complessi come i veicoli fuori uso o gli elettrodomestici. Il rottame viene inserito in grandi mulini a martelli che lo macinano in frammenti di piccole dimensioni (10-20 cm). Successivamente, attraverso sofisticati sistemi di separazione che sfruttano magneti, correnti d’aria e sensori, il materiale ferroso viene purificato da ogni impurità. Il risultato di questo processo è il “proler”, un rottame ferroso di altissima qualità, purezza e densità, particolarmente apprezzato e richiesto dalle acciaierie per la sua eccellente resa in fase di fusione.
Dallo scarto alla risorsa (end of waste)
L’obiettivo finale di tutti questi trattamenti tecnologici è il raggiungimento dello status di “End of Waste” (EoW), ovvero la “Cessazione della qualifica di rifiuto”. Secondo la normativa europea e italiana (D.Lgs. 152/2006, art. 184-ter), un rifiuto cessa di essere tale e diventa a tutti gli effetti un prodotto (materia prima seconda) solo se soddisfa quattro condizioni cumulative:
- Scopo specifico: La sostanza o l’oggetto è destinato a essere utilizzato per scopi specifici (es. la fusione in acciaieria).
- Mercato esistente: Esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto.
- Conformità tecnica: Soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta gli standard di prodotto (ad esempio, un contenuto di materiali estranei inferiore al 2% in peso).
- Assenza di impatti negativi: Il suo utilizzo non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.
È proprio grazie alla precisione dei processi di cesoiatura, pressatura e frantumazione che il rottame viene “nobilitato” fino a soddisfare questi stringenti criteri, completando così il ciclo dell’economia circolare e massimizzando il suo valore economico.
Il quadro normativo di riferimento: muoversi in sicurezza
La gestione dei rottami ferrosi è disciplinata da un quadro normativo complesso, la cui conoscenza è essenziale per operare in piena legalità ed evitare pesanti sanzioni. Il pilastro di questa architettura legislativa è il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, noto come Testo Unico Ambientale. Questo provvedimento regola ogni aspetto della gestione dei rifiuti, dalla loro classificazione (tramite l’Allegato D, che riporta l’Elenco Europeo dei Rifiuti) fino alle procedure di autorizzazione, trasporto e smaltimento.
Il sistema normativo si basa su un principio di responsabilità condivisa, dove ogni attore della filiera ha obblighi specifici e interconnessi. La debolezza o l’irregolarità di un singolo anello della catena può compromettere la legalità dell’intero processo, esponendo a rischi anche il produttore iniziale. La struttura delle autorizzazioni è a cascata:
- Produttore: Ha l’obbligo della corretta classificazione del rifiuto tramite codice CER e della tenuta del registro di carico e scarico, dove annotare ogni movimento.
- Intermediario: Deve essere iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella Categoria 8 per poter organizzare le operazioni di recupero.
- Trasportatore: Deve possedere l’iscrizione all’Albo, generalmente in Categoria 4 (per rifiuti speciali non pericolosi) o 4-bis (regime semplificato).
- Impianto di Recupero: Deve essere in possesso di un’Autorizzazione Unica (rilasciata ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006) o operare in Procedura Semplificata (art. 216), a seconda della tipologia e della quantità di rifiuti trattati.
La tracciabilità è garantita da una precisa documentazione che deve accompagnare il rifiuto in ogni sua fase: il già citato Formulario di Identificazione del Rifiuto (FIR) per il trasporto, il registro di carico e scarico per la contabilità interna e il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), una comunicazione annuale che riepiloga i rifiuti prodotti e gestiti. In un contesto normativo in continua evoluzione, con l’introduzione di nuovi sistemi come il RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), affidarsi a un partner esperto e costantemente aggiornato non è una scelta, ma una necessità per muoversi in totale sicurezza.
Conclusione: la gestione dei rottami a Dorno e Pavia, da obbligo a vantaggio competitivo
Il percorso dei rottami ferrosi, dalla loro origine come scarto di produzione fino alla loro trasformazione in preziosa materia prima seconda, è un processo articolato che intreccia responsabilità legali, logistica complessa e tecnologie avanzate. Dalla corretta classificazione con codice CER, che rimane un dovere primario del produttore, fino alla valorizzazione in impianti specializzati, ogni fase richiede competenza e rigore.
In questo scenario, la figura dell’intermediario autorizzato emerge come il perno strategico dell’intera filiera. Non è un semplice costo aggiuntivo, ma un investimento in sicurezza, conformità ed efficienza. Affidandosi a un partner specializzato, l’azienda produttrice di Dorno e della provincia di Pavia viene sollevata da oneri burocratici e rischi legali, potendo contare su una gestione ottimizzata che garantisce il pieno rispetto delle normative.
Una gestione professionale dei rottami ferrosi, quindi, trascende il mero adempimento di un obbligo di legge. Diventa una scelta strategica che genera vantaggi competitivi tangibili:
- Vantaggio economico: attraverso la massima valorizzazione del rottame sul mercato e l’ottimizzazione dei costi di logistica e trattamento.
- Vantaggio legale: con la garanzia della piena conformità normativa e l’azzeramento del rischio di sanzioni.
- Vantaggio reputazionale: dimostrando un impegno concreto verso la sostenibilità e l’economia circolare, un valore sempre più determinante per competere con successo sul mercato moderno.