
Luglio 11, 2025
I rottami metallici (sia ferrosi che non ferrosi) sono residui prodotti da attività industriali, demolizioni, autoveicoli ed elettrodomestici dismessi. Il loro riciclo permette di recuperare materie prime strategiche risparmiando risorse vergini, e contribuisce a ridurre significativamente l’impatto ambientale del settore metallurgico. Nella provincia di Pavia operano imprese specializzate nel recupero e riciclo dei rottami: ad esempio Eco Lombarda Rottami S.r.l. a Dorno (PV) è attiva nella raccolta e preparazione di cascami metallici (codice ATECO 38.32.1). I materiali ferrosi (acciaio, ghisa) e non ferrosi (alluminio, rame, ottone, ecc.) vengono quindi selezionati, trattati e rimessi nel ciclo produttivo secondo rigorosi standard ambientali, in un’ottica di economia circolare.
Definizione e normative generali dei rottami metallici
In Italia i rottami metallici rientrano nella categoria dei rifiuti speciali (in genere non pericolosi). Ad essi si applica il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) e i codici CER specifici a seconda della tipologia di metallo e della fonte di produzione. L’elenco europeo dei rifiuti (CER o EER) assegna infatti un codice univoco a ogni tipologia di scarto, fondamentale per la tracciabilità nelle fasi di recupero e smaltimento. L’art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006 recepisce la direttiva UE 2008/98/CE sui rifiuti e stabilisce che un materiale cessa di essere rifiuto quando, sottoposto a un’operazione di recupero (incluso il riciclaggio), è destinato a uno scopo specifico, esiste domanda di mercato, soddisfa i requisiti tecnici di quel settore e non comporta impatti negativi su ambiente o salute. Questi principi guidano anche i regolamenti specifici per i rottami metallici.
Criteri end-of-waste per i rottami ferrosi
L’Unione Europea ha emanato norme precise per il recupero dei rottami metallici. In particolare il Regolamento (UE) 333/2011 definisce i criteri affinché i rottami di ferro, acciaio (e anche di alluminio) cessino di essere considerati rifiuti. Ad esempio, al momento della cessione fra operatori il materiale deve rispondere a parametri di purezza e trattamento riportati negli Allegati al regolamento. Inoltre il produttore o importatore deve redigere, per ogni partita di rottami, una dichiarazione di conformità secondo il modello UE. Solo i rottami che soddisfano questi requisiti possono essere legalmente inviati alle acciaierie o fonderie come materia prima seconda. Analogamente, il Regolamento (UE) 715/2013 disciplina i criteri End-of-Waste per i rottami di rame. In pratica, i regolamenti comunitari di End-of-Waste specificano le procedure di recupero e creano le condizioni affinché il “tutto rifiuto” tradizionale diventi materia prima competitiva sul mercato, garantendo però che tali materie prime riciclate rispettino standard di qualità e ambiente.
Il processo tecnico di recupero dei rottami prevede diverse fasi in impianti autorizzati. Dopo la raccolta (ad esempio con cassoni dedicati) i materiali vengono pesati e scaricati. In ingresso è previsto un controllo ispezione-documentazione e il monitoraggio radiometrico obbligatorio (ai sensi del Dlgs 101/2020) per individuare eventuali contaminazioni radioattive. I rottami vengono quindi suddivisi: magneti separano i metalli ferrosi (ferro, acciaio, ghisa), mentre separatori a correnti parassite isolano i metalli non ferrosi (alluminio, rame, ottone, ecc.). Cesoie, trituratori e presse riducono le dimensioni dei materiali (ad esempio lamiere e telai vengono schiacciati in blocchi compatti). Infine il materiale selezionato viene fuso nelle acciaierie o fonderie. Tutte le operazioni sono condotte sotto protocolli di qualità e sicurezza rigorosi: in questo modo il prodotto finale (scaglie, graniglie, trucioli) è conforme alle specifiche richieste dai compratori di materie prime seconde.
Norma UNI 10667 e plastiche da riciclo
È importante notare che gli impianti di recupero metalli possono gestire anche plastiche riciclabili associate (ad esempio cavi isolati o rivestimenti polimerici). In questo ambito entra in gioco la normativa UNI 10667. Essa stabilisce requisiti e metodi di prova per le materie plastiche provenienti dalla raccolta di rifiuti o da scarti di lavorazione, destinate a diventare materie prime seconde. In particolare la parte 1 classifica le tipologie di plastica, mentre le parti 2-19 definiscono protocolli specifici per ciascun polimero (PET, PVC, PE, PP, PS, ecc.). Un punto chiave è il controllo delle impurità: ad esempio, un mix di poliolefine riciclate (R-POMIX) non deve contenere oltre l’1% in peso di metalli estranei. Tale limitazione viene verificata con analisi avanzate: ad esempio si può incenerire un campione di plastica macinata e analizzare le ceneri residua al microscopio elettronico SEM con microsonda EDS per quantificare gli elementi inorganici. Rispettare la UNI 10667 garantisce quindi la purezza del materiale plastico secondario, rendendolo conforme alla normativa sui prodotti (ossia idoneo ad essere reimmesso nel ciclo produttivo come plastica riciclata).
Tracciabilità e autorizzazioni
Dal punto di vista amministrativo, le imprese di raccolta e recupero devono essere iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (sezione regionale Lombardia, cat. 1D e 4D) per poter trasportare e smaltire rifiuti metallici. Ogni movimentazione di rifiuto deve essere accompagnata dal formulario (FIR) previsto dalla legge, assicurando la tracciabilità del materiale. I rottami destinati all’estero richiedono notifica preventiva al Ministero competente (DM 15/07/2019) in ottemperanza al Regolamento UE 333/2011. Nei contratti tra aziende si usa il bilancio di massa del rottame, in linea con le prescrizioni UE. Il corretto inquadramento giuridico e la puntuale documentazione amministrativa sono indispensabili per dimostrare la legittimità delle operazioni e poter beneficiare dei vantaggi dell’economia circolare, ad esempio in termini di semplificazioni autorizzative o di benefici fiscali.
Sicurezza e controlli ambientali
Oltre al rispetto delle regole di End-of-Waste e tracciabilità, gli impianti di rottamazione devono garantire elevati standard di sicurezza ambientale. Oltre ai controlli radiometrici già citati, gli stabilimenti devono monitorare le emissioni di polveri e rumori, oltre ad evitare contaminazioni del suolo (ad es. dovute a idrocarburi o metalli pesanti residui). Le autorità ambientali (ARPA Lombardia, Provincia di Pavia) effettuano ispezioni periodiche per verificare la conformità alle autorizzazioni (AIA o AUA) e alle procedure operative. In sintesi, seguendo le procedure tecniche e normative descritte, gli operatori di Dorno e della provincia di Pavia assicurano un recupero di rottami metallici efficiente e sicuro, trasformando rifiuti in risorse preziose nel rispetto delle leggi ambientali.